giovedì 19 giugno 2014

Feuilleton n. 3 - Gianna

Gianna si svegliò sudata e spossata.
Più che una dormita era stata una partita a tennis contro il muro.
Sono proprio una scema – si ripeté come un ritornello. Invece di mettere ordine nella mia vita mi incasino sempre più con situazioni inadatte. Lo sapevo fin dall’inizio e ora di che mi lamento? Ho cominciato questa storia per scherzo e solo perché lui era molto insistente nel volermi consolare .
Tuo marito non ti merita- ripeteva fino alla nausea- tuo marito è uno stronzo – allora me li cerco proprio tutti io gli stronzi –  bene che se ne sia andato dopo quello che hai scoperto, sei ancora giovane e bella – certo mi sarei dovuta insospettire subito per quell’ancora – devi trovare l’uomo che ti apprezzi, ti capisca, ti ami come meriti – e via a sott’intendere di non dover faticare molto a cercarlo, quell’uomo, perché era già lì, davanti a me, pronto per essere scelto ed innalzato al ruolo da tempo desiderato: l’adoratore. Ed io come una scema ci casco! Nemmeno una quindicenne al primo volo ci sarebbe cascata così. Ma che è mai possibile che mi faccia rovinare sempre la vita dagli uomini? Possibile che debbano essere il mio principale interesse? Ho il mio lavoro, mia figlia, vivo nella città più bella del mondo sono “ancora” giovane e bella – come mi è stato cortesemente fatto notare…
Aveva sperato di trovare sollievo nel sonno ma a giudicare da come si sentiva doveva aver continuato a combattere e soffrire tutto il tempo.
Pesantemente ripensò alla serata appena trascorsa: avevano cenato, chiacchierato, fatto l’amore con il solito trasporto poi… l’esplosione. Il big bang, la certezza del tradimento. Da quanto tempo sentiva, al 25° strato della sua coscienza, ben nascosto sotto mille piccole e assurde giustificazioni, che esisteva un tradimento? Che doveva necessariamente esserci, per giustificare tante piccole ed infinite sue disattenzioni?
Ma poi scoprirlo in un modo così stupido – pensò – secondo il cliché ormai super stereotipato, tipico di questa epoca di cellulari ed e-mail: il suono di un messaggino che arriva all’una di notte – che scemo a non silenziare il telefono! O l’ha fatto apposta? stanco di portare avanti due storie e deciso quindi a chiudere la nostra, quella che gli sta meno a cuore..? Certo, come altre volte avrei potuto far finta di niente, far finte di dormire, di non accorgermi della sua testa che spenzola dal materasso, del suo mettersi supino per poter, con una mano, pigiare sulla tastiera e inviare una veloce risposta… avrei potuto continuare nella politica dello struzzo, vigliacca è vero, ma che non crea queste conseguenze devastanti. Non starei così, ora. Sarei piena di dubbi o forse no, farei finta di essere pienamente soddisfatta delle sue traballanti spiegazioni… la mamma che lo cerca, l’amico che disdice un appuntamento, la TIM che bombarda con le sue news inutili. INVECE..
“ Mi hai detto delle cose terribili nel sonno” la voce di Filippo la richiamò dal buio dove ancora galleggiava. Non voleva ascoltarlo ..non voleva essere sveglia.. non voleva sentire di avere ancora dei piedi, delle braccia, uno stomaco, un cuore.. non voleva soffrire . Perchè ancora? Non era abbastanza quello che aveva passato solo un anno fa’? doveva ancora ed ancora ed ancora ricascarci? Ma allora era proprio stupida, imbecillemente tonta senza speranza e totalmente sbagliata, visto che tutti prima o poi le davano il benservito: si innamoravano di altre.
“Cose terribili?” riuscì a farfugliare “ quindi cose che non meritavi, altrimenti non sarebbero terribili, no? Sarebbero vere e basta”
“Mi hai dato del bastardo, mi hai detto che sono un verme, che avresti voluto vedermi fulminato all’istante dalla giustizia divina o decapitato da un machete maori, ti sembra davvero che meriti questo?
“Si e forse anche peggio. Non fare l’angioletto, non fare il povero ragazzo costretto suo malgrado a dare un dolore per un sentimento che gli è impossibile provare per la donna separataconprolechehadirittoameglio-nellasuavita” urlò “ primo perché non sei più un ragazzo, hai 43 anni suonati e compiuti, se sei single lo sei solo per il tuo egoismo infinito, il tuo complesso di Peter Pan la tua immaturità e il tuo terrore delle vere donne e secondo perché sei stato tu che ti sei buttato sulla mia strada, hai cercato in tutti i modi di insinuarti della mia vita, hai approfittato della mia debolezza,  nel momento peggiore della mia crisi matrimoniale, per farmi accorgere che esistevi, per farmi credere che non tutti gli uomini fossero stronzi come mio marito, per farmi avvicinare a te ed abbandonarmi, indifesa ed innamorata come una quindicenne”.

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