La discussione a quel punto si era animata e lei aveva visto gli occhi del capo fissarla con una certa durezza.
Quale DNA ?
sabato 5 luglio 2014
Feuilleton n.7 : lezione di Marketing
– Grazie della risposta, Sara – aveva detto con il massimo della cortesia possibile. In realtà la mia più che una domanda era una riflessione ad alta voce: cioè mi chiedevo se veramente noi siamo convinti che per raggiungere gli obiettivi aziendali, e quindi vendere e massimizzare i volumi di produzione, possiamo continuare a partire dal prodotto. Da una collezione, da capi ideati dalla nostra stilista, “artistici” quanto si vuole ma che forse non rispondono ai bisogni di nessuna delle nostre clienti. Vi prego – aveva aggiunto frettolosamente sentendo il brusio di disapprovazione suscitato dalle sue parole. Vi prego – ripeté – non pensate che io stia dando un giudizio sui capi … mi sto solo chiedendo “a quale tipo di persona” sono indirizzati… qual è il tipo di donna che dovrebbe comprarli ed indossarli… e in quali circostanze? Ormai l'unica strategia vincente per un’azienda è le soddisfazione totale del cliente, ma noi sappiamo “chi sono” le nostre clienti? Che ruolo hanno nella società, cosa desiderano, se lavorano o si occupano della famiglia, se sono un elite di donne impegnate solo nella loro bellezza con stuoli di badanti e governanti o se sono persone che lottano per affermarsi?”.
lunedì 30 giugno 2014
Feuilleton n.6 L'inizio ....
La penultima collezione era stata un flop. La stilista era una super raccomandata che aveva creato capi adatti solo a se stessa, alta un metro e ottanta e decisamente anoressica. Quando l’aveva presentata tutti si erano profusi in grandi ammirazioni e lodi sperticate. Solo lei aveva avuto il coraggio di alzarsi in piedi, alla fine della presentazione e chiedere quale fosse l’obiettivo aziendale. Tutti l’avevano guardata come se fosse un extra-terrestre e Sara, l’amante del capo, aveva detto
- Che domande, l’obiettivo è quello di vendere no?? Dobbiamo raggiungere il budget. Inviteremo tutti i giornali di moda ad una grande cena, creeremo un evento intorno alla nostra collezione, tutti ci pubblicheranno, avremo una grande visibilità e non ci sarà donna che non vorrà comprare i nostri capi.
Con che sforzo aveva dovuto reprimere la nausea davanti alla ripetizione delle quattro parole che Sara aveva imparato e che la facevano sentire tanto donna in carriera – budget, evento, visibilità… non perdeva occasione per miscelarle insieme in marmellate concettualmente stantie e prive di senso… Ma si era imposta di rispondere con calma, facendo la sua prima vera lezione di Marketing in quell’azienda.
- Che domande, l’obiettivo è quello di vendere no?? Dobbiamo raggiungere il budget. Inviteremo tutti i giornali di moda ad una grande cena, creeremo un evento intorno alla nostra collezione, tutti ci pubblicheranno, avremo una grande visibilità e non ci sarà donna che non vorrà comprare i nostri capi.
Con che sforzo aveva dovuto reprimere la nausea davanti alla ripetizione delle quattro parole che Sara aveva imparato e che la facevano sentire tanto donna in carriera – budget, evento, visibilità… non perdeva occasione per miscelarle insieme in marmellate concettualmente stantie e prive di senso… Ma si era imposta di rispondere con calma, facendo la sua prima vera lezione di Marketing in quell’azienda.
venerdì 20 giugno 2014
Feuilleton 5 - marketing.... Questo sconosciuto
Aveva lottato duramente per arrivare ad essere il Direttore Marketing dell'azienda .
Primo perché era una donna e le donne erano al massimo segretarie. Anche l’amante riconosciuta del capo non era riuscita ad andare oltre un generico ruolo di “responsabile rapporti mass-media”… Secondo perché nessuno aveva la più pallida idea di cosa fosse il Marketing.
Quando, nel suo colloquio di lavoro, aveva detto di essere laureata in “Marketing e Comunicazione” con un master in Marketing internazionale, pensavano che fosse un’esperta di ricerche di mercato. Anzi, neanche tanto esperta, visto che nella loro cultura l’esperienza veniva solo dalla gavetta e non dai libri o dagli studi.
A ripensarci ora era impressionante come aveva dovuto lottare, in uno dei luoghi che nell’immaginario comune è considerato tra i più progressisti d’Italia. Con quanta amarezza e stupore aveva scoperto di essere finita in un mondo reazionario e chiuso, dove “venire da fuori” era considerato con diffidenza e essere laureati con scherno. L'essere donna, che "veniva da fuori" e per di più laureata , l’aveva ben presto fatta diventare un caso da guardare con prudente scetticismo e da isolare. Solo il capo, con il fiuto tipico dei grandi uomini che si sono fatti da soli, aveva riconosciuto in lei il cavallo di razza e le aveva dato sempre più fiducia sposando in pieno le sue idee, fino ad ora.
Ora stava per giocarsi tutto.
Primo perché era una donna e le donne erano al massimo segretarie. Anche l’amante riconosciuta del capo non era riuscita ad andare oltre un generico ruolo di “responsabile rapporti mass-media”… Secondo perché nessuno aveva la più pallida idea di cosa fosse il Marketing.
Quando, nel suo colloquio di lavoro, aveva detto di essere laureata in “Marketing e Comunicazione” con un master in Marketing internazionale, pensavano che fosse un’esperta di ricerche di mercato. Anzi, neanche tanto esperta, visto che nella loro cultura l’esperienza veniva solo dalla gavetta e non dai libri o dagli studi.
A ripensarci ora era impressionante come aveva dovuto lottare, in uno dei luoghi che nell’immaginario comune è considerato tra i più progressisti d’Italia. Con quanta amarezza e stupore aveva scoperto di essere finita in un mondo reazionario e chiuso, dove “venire da fuori” era considerato con diffidenza e essere laureati con scherno. L'essere donna, che "veniva da fuori" e per di più laureata , l’aveva ben presto fatta diventare un caso da guardare con prudente scetticismo e da isolare. Solo il capo, con il fiuto tipico dei grandi uomini che si sono fatti da soli, aveva riconosciuto in lei il cavallo di razza e le aveva dato sempre più fiducia sposando in pieno le sue idee, fino ad ora.
Ora stava per giocarsi tutto.
giovedì 19 giugno 2014
Feuilleton 4. -un maschio insulso
Stava annaspando, aveva urlato talmente tanto da non avere più fiato e vagamente capiva che questo suo grande sfogo, pur legittimo e GIUSTO , non otteneva altro risultato che farlo allontanare ancora di più da lei.
LUI non capiva le sue parole, non le metabolizzava, le ascoltava e le rigettava immediatamente, non scalfivano la sua coscienza né la convinzione di essere stato trattato troppo ingiustamente e duramente.
Quel suo sguardo che le era sembrato tanto bello e virile, ora le sembrava ebete, quegli occhi azzurri, sfuggenti e lontani che promettevano un mondo misterioso, ora le sembravano vacui e stupidi.
“Basta” – gli urlò ancora una volta. “Vattene!”
LUI non capiva le sue parole, non le metabolizzava, le ascoltava e le rigettava immediatamente, non scalfivano la sua coscienza né la convinzione di essere stato trattato troppo ingiustamente e duramente.
Quel suo sguardo che le era sembrato tanto bello e virile, ora le sembrava ebete, quegli occhi azzurri, sfuggenti e lontani che promettevano un mondo misterioso, ora le sembravano vacui e stupidi.
“Basta” – gli urlò ancora una volta. “Vattene!”
Feuilleton n. 3 - Gianna
Gianna si svegliò sudata e spossata.
Più che una dormita era stata una partita a tennis contro il muro.
Sono proprio una scema – si ripeté come un ritornello. Invece di mettere ordine nella mia vita mi incasino sempre più con situazioni inadatte. Lo sapevo fin dall’inizio e ora di che mi lamento? Ho cominciato questa storia per scherzo e solo perché lui era molto insistente nel volermi consolare .
Tuo marito non ti merita- ripeteva fino alla nausea- tuo marito è uno stronzo – allora me li cerco proprio tutti io gli stronzi – bene che se ne sia andato dopo quello che hai scoperto, sei ancora giovane e bella – certo mi sarei dovuta insospettire subito per quell’ancora – devi trovare l’uomo che ti apprezzi, ti capisca, ti ami come meriti – e via a sott’intendere di non dover faticare molto a cercarlo, quell’uomo, perché era già lì, davanti a me, pronto per essere scelto ed innalzato al ruolo da tempo desiderato: l’adoratore. Ed io come una scema ci casco! Nemmeno una quindicenne al primo volo ci sarebbe cascata così. Ma che è mai possibile che mi faccia rovinare sempre la vita dagli uomini? Possibile che debbano essere il mio principale interesse? Ho il mio lavoro, mia figlia, vivo nella città più bella del mondo sono “ancora” giovane e bella – come mi è stato cortesemente fatto notare…
Aveva sperato di trovare sollievo nel sonno ma a giudicare da come si sentiva doveva aver continuato a combattere e soffrire tutto il tempo.
Pesantemente ripensò alla serata appena trascorsa: avevano cenato, chiacchierato, fatto l’amore con il solito trasporto poi… l’esplosione. Il big bang, la certezza del tradimento. Da quanto tempo sentiva, al 25° strato della sua coscienza, ben nascosto sotto mille piccole e assurde giustificazioni, che esisteva un tradimento? Che doveva necessariamente esserci, per giustificare tante piccole ed infinite sue disattenzioni?
Ma poi scoprirlo in un modo così stupido – pensò – secondo il cliché ormai super stereotipato, tipico di questa epoca di cellulari ed e-mail: il suono di un messaggino che arriva all’una di notte – che scemo a non silenziare il telefono! O l’ha fatto apposta? stanco di portare avanti due storie e deciso quindi a chiudere la nostra, quella che gli sta meno a cuore..? Certo, come altre volte avrei potuto far finta di niente, far finte di dormire, di non accorgermi della sua testa che spenzola dal materasso, del suo mettersi supino per poter, con una mano, pigiare sulla tastiera e inviare una veloce risposta… avrei potuto continuare nella politica dello struzzo, vigliacca è vero, ma che non crea queste conseguenze devastanti. Non starei così, ora. Sarei piena di dubbi o forse no, farei finta di essere pienamente soddisfatta delle sue traballanti spiegazioni… la mamma che lo cerca, l’amico che disdice un appuntamento, la TIM che bombarda con le sue news inutili. INVECE..
“ Mi hai detto delle cose terribili nel sonno” la voce di Filippo la richiamò dal buio dove ancora galleggiava. Non voleva ascoltarlo ..non voleva essere sveglia.. non voleva sentire di avere ancora dei piedi, delle braccia, uno stomaco, un cuore.. non voleva soffrire . Perchè ancora? Non era abbastanza quello che aveva passato solo un anno fa’? doveva ancora ed ancora ed ancora ricascarci? Ma allora era proprio stupida, imbecillemente tonta senza speranza e totalmente sbagliata, visto che tutti prima o poi le davano il benservito: si innamoravano di altre.
“Cose terribili?” riuscì a farfugliare “ quindi cose che non meritavi, altrimenti non sarebbero terribili, no? Sarebbero vere e basta”
“Mi hai dato del bastardo, mi hai detto che sono un verme, che avresti voluto vedermi fulminato all’istante dalla giustizia divina o decapitato da un machete maori, ti sembra davvero che meriti questo?
“Si e forse anche peggio. Non fare l’angioletto, non fare il povero ragazzo costretto suo malgrado a dare un dolore per un sentimento che gli è impossibile provare per la donna separataconprolechehadirittoameglio-nellasuavita” urlò “ primo perché non sei più un ragazzo, hai 43 anni suonati e compiuti, se sei single lo sei solo per il tuo egoismo infinito, il tuo complesso di Peter Pan la tua immaturità e il tuo terrore delle vere donne e secondo perché sei stato tu che ti sei buttato sulla mia strada, hai cercato in tutti i modi di insinuarti della mia vita, hai approfittato della mia debolezza, nel momento peggiore della mia crisi matrimoniale, per farmi accorgere che esistevi, per farmi credere che non tutti gli uomini fossero stronzi come mio marito, per farmi avvicinare a te ed abbandonarmi, indifesa ed innamorata come una quindicenne”.
Più che una dormita era stata una partita a tennis contro il muro.
Sono proprio una scema – si ripeté come un ritornello. Invece di mettere ordine nella mia vita mi incasino sempre più con situazioni inadatte. Lo sapevo fin dall’inizio e ora di che mi lamento? Ho cominciato questa storia per scherzo e solo perché lui era molto insistente nel volermi consolare .
Tuo marito non ti merita- ripeteva fino alla nausea- tuo marito è uno stronzo – allora me li cerco proprio tutti io gli stronzi – bene che se ne sia andato dopo quello che hai scoperto, sei ancora giovane e bella – certo mi sarei dovuta insospettire subito per quell’ancora – devi trovare l’uomo che ti apprezzi, ti capisca, ti ami come meriti – e via a sott’intendere di non dover faticare molto a cercarlo, quell’uomo, perché era già lì, davanti a me, pronto per essere scelto ed innalzato al ruolo da tempo desiderato: l’adoratore. Ed io come una scema ci casco! Nemmeno una quindicenne al primo volo ci sarebbe cascata così. Ma che è mai possibile che mi faccia rovinare sempre la vita dagli uomini? Possibile che debbano essere il mio principale interesse? Ho il mio lavoro, mia figlia, vivo nella città più bella del mondo sono “ancora” giovane e bella – come mi è stato cortesemente fatto notare…
Aveva sperato di trovare sollievo nel sonno ma a giudicare da come si sentiva doveva aver continuato a combattere e soffrire tutto il tempo.
Pesantemente ripensò alla serata appena trascorsa: avevano cenato, chiacchierato, fatto l’amore con il solito trasporto poi… l’esplosione. Il big bang, la certezza del tradimento. Da quanto tempo sentiva, al 25° strato della sua coscienza, ben nascosto sotto mille piccole e assurde giustificazioni, che esisteva un tradimento? Che doveva necessariamente esserci, per giustificare tante piccole ed infinite sue disattenzioni?
Ma poi scoprirlo in un modo così stupido – pensò – secondo il cliché ormai super stereotipato, tipico di questa epoca di cellulari ed e-mail: il suono di un messaggino che arriva all’una di notte – che scemo a non silenziare il telefono! O l’ha fatto apposta? stanco di portare avanti due storie e deciso quindi a chiudere la nostra, quella che gli sta meno a cuore..? Certo, come altre volte avrei potuto far finta di niente, far finte di dormire, di non accorgermi della sua testa che spenzola dal materasso, del suo mettersi supino per poter, con una mano, pigiare sulla tastiera e inviare una veloce risposta… avrei potuto continuare nella politica dello struzzo, vigliacca è vero, ma che non crea queste conseguenze devastanti. Non starei così, ora. Sarei piena di dubbi o forse no, farei finta di essere pienamente soddisfatta delle sue traballanti spiegazioni… la mamma che lo cerca, l’amico che disdice un appuntamento, la TIM che bombarda con le sue news inutili. INVECE..
“ Mi hai detto delle cose terribili nel sonno” la voce di Filippo la richiamò dal buio dove ancora galleggiava. Non voleva ascoltarlo ..non voleva essere sveglia.. non voleva sentire di avere ancora dei piedi, delle braccia, uno stomaco, un cuore.. non voleva soffrire . Perchè ancora? Non era abbastanza quello che aveva passato solo un anno fa’? doveva ancora ed ancora ed ancora ricascarci? Ma allora era proprio stupida, imbecillemente tonta senza speranza e totalmente sbagliata, visto che tutti prima o poi le davano il benservito: si innamoravano di altre.
“Cose terribili?” riuscì a farfugliare “ quindi cose che non meritavi, altrimenti non sarebbero terribili, no? Sarebbero vere e basta”
“Mi hai dato del bastardo, mi hai detto che sono un verme, che avresti voluto vedermi fulminato all’istante dalla giustizia divina o decapitato da un machete maori, ti sembra davvero che meriti questo?
“Si e forse anche peggio. Non fare l’angioletto, non fare il povero ragazzo costretto suo malgrado a dare un dolore per un sentimento che gli è impossibile provare per la donna separataconprolechehadirittoameglio-nellasuavita” urlò “ primo perché non sei più un ragazzo, hai 43 anni suonati e compiuti, se sei single lo sei solo per il tuo egoismo infinito, il tuo complesso di Peter Pan la tua immaturità e il tuo terrore delle vere donne e secondo perché sei stato tu che ti sei buttato sulla mia strada, hai cercato in tutti i modi di insinuarti della mia vita, hai approfittato della mia debolezza, nel momento peggiore della mia crisi matrimoniale, per farmi accorgere che esistevi, per farmi credere che non tutti gli uomini fossero stronzi come mio marito, per farmi avvicinare a te ed abbandonarmi, indifesa ed innamorata come una quindicenne”.
Feuilleton n. 2 - Responsabile Marketing
Comunque doveva riprendersi. Smettere di pensare e concentrarsi solo sul presente.
L’aspettavano in Fiera, ed era già in ritardo. Vivere in campagna non le faceva bene. Quei lunghi tempi ovattati, mentre percorreva il viottolo che la portava sulla carrozzabile, tra vigne ed uliveti, le permettevano di lasciare la mente aperta alle fantasticherie e di perdersi al punto da rischiare di finire fuori strada per colpa di una gazza… o di un riccio… o un di fagiano, o di uno qualsiasi degli animali che abitavano il bosco sotto la collina… se ad attraversare fosse stato un cinghiale, come le era successo qualche tempo fa, in quelle condizioni avrebbe potuto avere una collisione paurosa.
Da quando abitava in campagna era diventata più contemplativa, più lenta, sicuramente le era scomparsa la dinamicità stressata. E questo non faceva bene al suo lavoro.
Era la responsabile Marketing della Globstar, la famosa casa di moda, e l’importante Fiera che ci sarebbe stata di lì a due mesi era tutta sulle sue spalle. Doveva verificare gli spazi espositivi che erano stati assegnati loro, controllare che fossero i migliori, deciderne l’allestimento insieme con David, e sapeva benissimo che con i creativi c’era sempre da discutere. Questo le avrebbe portato via tutta la giornata.
E la mattina dopo doveva partire, affrontare quel fine settimana che reputava fosse il suo colpo di genio
Aveva infatti deciso di presentare un’anteprima della collezione ai loro 15 migliori clienti sparsi sul territorio nazionale, voleva testare l’impatto con quelli che, secondo lei, erano i maggiori conoscitori dei gusti della loro selezionatissima clientela finale.
Doveva essere un momento di confronto ma anche di allegria, doveva spingerli a dare il loro parere disinteressato e consigli che permettessero di migliorare i prodotti prima del definitivo lancio di produzione. Non poteva proporre un workshop in piena regola e così aveva pensato ad un fine settimana nelle colline toscane, nella famosa località termale di Acqua Grande che faceva parte del Gruppo Globstar. Tre giorni – due notti – dei quali aveva organizzato anche il più piccolo dettaglio, facendo però apparire tutto molto free e casuale. I clienti – invitati a coppie – dovevano rilassarsi ed avere la sensazione di essere stati invitati solo per aver raggiunto premi di fatturato. Temeva che se fossero stati informati prima di ciò che realmente si chiedeva loro avrebbero potuto manipolare le informazioni, declinare l’invito o semplicemente farsi sfuggire la cosa con i loro più diretti concorrenti
L’aspettavano in Fiera, ed era già in ritardo. Vivere in campagna non le faceva bene. Quei lunghi tempi ovattati, mentre percorreva il viottolo che la portava sulla carrozzabile, tra vigne ed uliveti, le permettevano di lasciare la mente aperta alle fantasticherie e di perdersi al punto da rischiare di finire fuori strada per colpa di una gazza… o di un riccio… o un di fagiano, o di uno qualsiasi degli animali che abitavano il bosco sotto la collina… se ad attraversare fosse stato un cinghiale, come le era successo qualche tempo fa, in quelle condizioni avrebbe potuto avere una collisione paurosa.
Da quando abitava in campagna era diventata più contemplativa, più lenta, sicuramente le era scomparsa la dinamicità stressata. E questo non faceva bene al suo lavoro.
Era la responsabile Marketing della Globstar, la famosa casa di moda, e l’importante Fiera che ci sarebbe stata di lì a due mesi era tutta sulle sue spalle. Doveva verificare gli spazi espositivi che erano stati assegnati loro, controllare che fossero i migliori, deciderne l’allestimento insieme con David, e sapeva benissimo che con i creativi c’era sempre da discutere. Questo le avrebbe portato via tutta la giornata.
E la mattina dopo doveva partire, affrontare quel fine settimana che reputava fosse il suo colpo di genio
Aveva infatti deciso di presentare un’anteprima della collezione ai loro 15 migliori clienti sparsi sul territorio nazionale, voleva testare l’impatto con quelli che, secondo lei, erano i maggiori conoscitori dei gusti della loro selezionatissima clientela finale.
Doveva essere un momento di confronto ma anche di allegria, doveva spingerli a dare il loro parere disinteressato e consigli che permettessero di migliorare i prodotti prima del definitivo lancio di produzione. Non poteva proporre un workshop in piena regola e così aveva pensato ad un fine settimana nelle colline toscane, nella famosa località termale di Acqua Grande che faceva parte del Gruppo Globstar. Tre giorni – due notti – dei quali aveva organizzato anche il più piccolo dettaglio, facendo però apparire tutto molto free e casuale. I clienti – invitati a coppie – dovevano rilassarsi ed avere la sensazione di essere stati invitati solo per aver raggiunto premi di fatturato. Temeva che se fossero stati informati prima di ciò che realmente si chiedeva loro avrebbero potuto manipolare le informazioni, declinare l’invito o semplicemente farsi sfuggire la cosa con i loro più diretti concorrenti
Feuilleton n. 1 - Primo feedback
La gazza che le attraversò all’improvviso la strada, planando di scatto, la costrinse ad inchiodare.
Ancora una volta si rese conto di quanto fosse distratta.
Avrebbe potuto ucciderla, o anche uccidersi, pensò con un fremito, se la macchina non avesse retto l’inchiodata sullo sterrato reso ancora più sdrucciolevole dalla pioggia.
Guardò stralunata l’uccello, che attratto forse da un bagliore, strano per quella grigia giornata di novembre, pescava in una pozza.
Bisognava facesse attenzione, bisognava che fosse più presente. Le stava succedendo troppo spesso, ultimamente, di ritrovarsi a fare le cose in una totale assenza di concentrazione, come un automa.
La sua mente era altrove ed era talmente lontana che, l’apparire improvviso della gazza l’aveva riscossa come se tornasse da un’altra dimensione.
Era ormai quasi un mese che il suo pensiero, in ogni momento di libertà, tornava immancabilmente indietro a quel giorno di due anni prima, in un incessante ruminare.
“Non ti amo più” aveva detto con un’urgenza perentoria e spavalda.
“Voglio la separazione, fra noi non c’è veramente più niente, solo noia e svilimento. Abbiamo due figlie meravigliose, non roviniamole con la nostra incapacità di vivere, si meritano di meglio, e anche noi.”
Davanti al suo stupore aveva rilanciato:
“Vedi, non ti eri accorto di nulla, eppure sono mesi che ti ripeto che siamo su un terreno minato, mesi che abbiamo smesso di cercarci, di parlare di noi, di essere complici. Mesi in cui il nostro è stato solo un rapporto di madre e padre. Non negare. Lo so che ti attardavi davanti la tele per non doverti confrontare con me, neanche a letto.”
Inutili tutte le proteste di lui, tutta la sua disperazione.
“Amo un altro, da tanto… da mesi.”
Come aveva potuto? Come aveva potuto sgretolare così, in pochi secondi, tutta la loro storia, la loro vita insieme, il loro amore?
E come mai, da un mese a questa parte, il ricordo dei due anni trascorsi le pesava come un macigno? Perché non riusciva ad andare avanti?
Ancora una volta si rese conto di quanto fosse distratta.
Avrebbe potuto ucciderla, o anche uccidersi, pensò con un fremito, se la macchina non avesse retto l’inchiodata sullo sterrato reso ancora più sdrucciolevole dalla pioggia.
Guardò stralunata l’uccello, che attratto forse da un bagliore, strano per quella grigia giornata di novembre, pescava in una pozza.
Bisognava facesse attenzione, bisognava che fosse più presente. Le stava succedendo troppo spesso, ultimamente, di ritrovarsi a fare le cose in una totale assenza di concentrazione, come un automa.
La sua mente era altrove ed era talmente lontana che, l’apparire improvviso della gazza l’aveva riscossa come se tornasse da un’altra dimensione.
Era ormai quasi un mese che il suo pensiero, in ogni momento di libertà, tornava immancabilmente indietro a quel giorno di due anni prima, in un incessante ruminare.
“Non ti amo più” aveva detto con un’urgenza perentoria e spavalda.
“Voglio la separazione, fra noi non c’è veramente più niente, solo noia e svilimento. Abbiamo due figlie meravigliose, non roviniamole con la nostra incapacità di vivere, si meritano di meglio, e anche noi.”
Davanti al suo stupore aveva rilanciato:
“Vedi, non ti eri accorto di nulla, eppure sono mesi che ti ripeto che siamo su un terreno minato, mesi che abbiamo smesso di cercarci, di parlare di noi, di essere complici. Mesi in cui il nostro è stato solo un rapporto di madre e padre. Non negare. Lo so che ti attardavi davanti la tele per non doverti confrontare con me, neanche a letto.”
Inutili tutte le proteste di lui, tutta la sua disperazione.
“Amo un altro, da tanto… da mesi.”
Come aveva potuto? Come aveva potuto sgretolare così, in pochi secondi, tutta la loro storia, la loro vita insieme, il loro amore?
E come mai, da un mese a questa parte, il ricordo dei due anni trascorsi le pesava come un macigno? Perché non riusciva ad andare avanti?
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